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Amarcord calcio Portopalo, Giovanni Scala e le scarpe di Ginulfi

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Amarcord calcio Portopalo, Giovanni Scala e le scarpe di Ginulfi
06 gennaio
19:00 2019

Prosegue la serie di ricordi legati al calcio tra Portopalo e Pachino.

di SERGIO TACCONE. Se a Portopalo di Capo Passero, piccolo borgo all’estremità sudorientale della Sicilia, chiedete chi sia stato calcisticamente Giovanni Scala, ti rispondono: un ottimo giocatore e un grande atleta.  Scala è stato uno dei principali protagonisti, negli anni ‘60 e ’70, del football locale (e non solo), prima della partenza in Germania, in cerca di un futuro migliore che la terra natia non poteva assicurargli. Uno di quei giocatori capaci di farti vincere da solo le partite, veloce come una gazzella e astuto come un leopardo. Scala in campo era imprendibile. Quando partiva palla al piede per fermarlo bisognava sparargli. Lucidità sotto porta e buone doti tecniche: erano queste le sue caratteristiche.

 

Ha giocato anche ad Anzio ed in serie D. Livelli che hanno abbondantemente superato il contesto paesano. Ad Ispica, in provincia di Ragusa, sono in tanti a ricordare ancora oggi le sue imprese. Nel club spaccafornaro il portopalese Scala ha lasciato buoni ricordi. Lo incontrai a Portopalo, nell’estate 2010, durante una serata sulla storia del calcio locale. Per convincerlo a salire sul palco dovetti insistere. Giovanni è un tipo semplice, reso ancora più schivo dagli acciacchi dell’età. Lo vidi avanzare lentamente e cominciare a parlare con la voce rotta dall’emozione che si prova rievocando gli anni della giovinezza andata. Oltretutto, gli emigrati all’estero palesano un attaccamento alla terra natia ancora più marcato rispetto a coloro che hanno trascorso la loro esistenza sempre a casa.

 

Parlammo degli anni 60, della rivalità con la vicina Pachino, sempre marcata, di partite molto combattute dove spesso a vincere erano i portopalesi proprio grazie ai gol di Giovanni. In uno di questi incontri vi fu il mistero della scomparsa delle scarpe da calcio del portiere Gino Di Frenna, soprannominato Ginulfi. “Ebbene, – ricordò Giovanni con gli occhi simili a quelli di un bambino privo di malizia – quelle scarpe le presi io per amore di giocare la partita decisiva. Non potendo comprarne un paio, colsi l’occasione di prendere quelli di Gino, che era più grande di me ma calzava il 35, il mio stesso numero di piede”. Di Frenna si ritrovò senza scarpe ma quel “piccolo colpo” fu necessario per consentire alla squadra di Portopalo di vincere la partita. Il giocatore decisivo fu Giovanni Scala.

 

Il passaggio del tempo ha trasformato la sua umiltà in tenerezza. In una sua foto, in cui è ritratto con il pallone sotto il piede destro, qualcuno ha notato una vaga somiglianza con Gigi Meroni. Velocità e un ottimo controllo di palla erano le frecce della sua faretra. Un incubo per tanti difensori. “Sono passati tantissimi anni da quando giocavo a pallone a certi livelli – aggiunse Scala quella sera del 2010 – ed i ricordi cominciano a farsi più sfumati. Ma rimangono, eccome”. Giovanni Scala è una parte significativa di quella storia del calcio portopalese che merita di essere tramandata alle giovani generazioni. A futura memoria, se la memoria ha un futuro.

Sertac

 

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