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Portopalo, la scomparsa di Salvo Cannata

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Portopalo, la scomparsa di Salvo Cannata
19 gennaio
12:56 2019

La scomparsa di Turi, spirito libero portopalese.

di SERGIO TACCONE. Se ne è andato in silenzio, a 67 anni, raccogliendo il sincero cordoglio dei tanti amici che, solitamente in un locale pubblico del centro di Portopalo, scambiavano una parola con lui o ascoltavano i suoi racconti e le sue freddure risalenti agli Anni 70 e 80. Stagioni che Salvo Cannata aveva attraversato da autentico “spirito libero”, alla guida di moto di grossa cilindrata o di automobili che non potevano passare inosservate, come il suo maggiolino nero con la capotta avana. Le prime turiste tedesche che cominciarono ad arrivare all’estrema punta della Sicilia, in quella bellissima propaggine di terra bagnata dallo Ionio e dal Mediterraneo, chiamata Portopalo di Capo Passero, sventolando i primi topless nella spiaggia di Scalo Mandrie o all’Isola delle Correnti, erano amiche di Turi che nella vita era stato un autocarrozziere di grandissimo talento.

I ricordi sbiadiscono nel tempo ma non si cancellano e sono parte di quella memoria collettiva per nulla da trascurare. Ecco allora spuntare una foto ritraente Salvo Cannata in un campionato locale di calcio del 1987, come giocatore del Marevivo, la squadra che quell’anno vinse il torneo estivo. Di quella formazione facevano parte giocatori che nell’ambito locale costituivano dei veri “top player”: Corrado Quattrocchi, Peppe Campisi, Corrado Luciano “Nanè”, i  pachinesi Peppe Tumminello e Joe Fortunato, i gemelli Vassalli, Antonio Fidelio e Pietro Cannarella.

Cannata, riconoscibilissimo per la sua barba nera, era l’elemento in grado di garantire i dribbling funambolici e colpi di tacco improvvisi: giocate magari prive di concretezza ma in grado di divertire il pubblico che numeroso se ne stava seduto sulle pietre del campo sportivo portopalese, adattate a tribunette. Poi, di sera, al Bar Principe di via Vittorio Emanuele si commentavano le sfide del pomeriggio in una sorta di “Processo alla giornata” dove non mancavano le reciproche mandate a quel paese tra giocatori di opposte compagini.

Rammento un episodio dell’agosto 1989 che ancora oggi mi fa sorridere. Una sera, un gruppo di amici non riusciva a dirimere un interrogativo: può una moto da competizione, partendo da zero, arrivare a toccare i 180 km/orari in cento metri? L’estenuante discussione si protrasse per alcune ore. Dopo la mezzanotte, ecco spuntare Salvo Cannata, borsa in spalla e andamento dinoccolato, come di chi dalla vita si lasciava trasportare ma non travolgere. “Chiediamo a Turi che sicuramente è competente in tema di motori”, disse uno dei contendenti. Alla domanda se era possibile toccare i 180 km/orari in cento metri, partendo da zero, Cannata rispose in modo magistrale: “L’uomo che guida la moto prenderebbe fuoco”. Meglio della Cassazione. Riposa in pace, Turi.

Sertac

(nella foto, Salvo Cannata è il secondo da sinistra e nel riquadro con la chitarra)

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