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Tato Sabadini e i suoi Derby milanesi

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Tato Sabadini e i suoi Derby milanesi
19 ottobre
13:27 2018

L’ex difensore del Milan racconta le sue stracittadine a San Siro negli anni 70 e il rapporto con Rocco.

di SERGIO TACCONE. E’ stato uno dei migliori difensori del Milan degli Anni 70, protagonista nella stagione conclusasi con la “fatal Verona” il 20 maggio ’73. Giuseppe Sabadini, originario della provincia di Gorizia, ha vestito la maglia rossonera per sette campionati, collezionando in serie A 161 presenze, impreziosite da 12 reti. Nereo Rocco, che lo fece diventare un grande difensore, lo chiamava simpaticamente “lampadina”. I tratti identificativi del suo stile di gioco furono la facilità nello spingersi in avanti e i repentini recuperi difensivi, oltre alla grande abilità nel gioco aereo. A due giorni da Inter-Milan, parliamo con Sabadini dei suoi derby.

“Facevo spesso gol all’Inter, la prima rete la misi a segno nel girone di semifinale di Coppa Italia, nel giugno ’72. Fu un gol di nuca, su cross di Biasiolo, in cui lasciai di stucco Bordon. E fu anche la rete decisiva”.

Il ricordo più bello dei suoi derby risale al 18 marzo ’73. In porta nell’Inter c’era Vieri.

“Che splendido ricordo! Quel giorno non feci toccare palla a Sandro Mazzola, non gli diedi spazi per rendersi incisivo in avanti e sul finire del primo tempo, sempre di testa, andai in rete su un assist perfetto su punizione di Gianni Rivera, rimasto in campo nonostante una frattura del setto nasale dopo uno scontro in apertura di gara con Oriali. Il portiere interista Vieri non fece un’uscita impeccabile ma il mio stacco fu imperioso, in anticipo su Burgnich. In settimana mi allenavo parecchio di testa, agevolato anche dall’aver fatto salto in alto a 16 anni. Col tallone toccavo la traversa. Il mio personale di salto era 180 centimetri e correvo gli 80 metri quasi in 9 secondi. Per questo mi chiamavano freccia”.

Quel gol fa parte della storia delle sfide tra Milan e Inter. La stagione ‘72/73 fu la migliore della sua bella parentesi rossonera?

“Senza alcun dubbio. In quel campionato segnai anche due reti pesanti contro Torino e Bologna, nella parte finale della stagione. La Gazzetta dello Sport mi elesse miglior terzino destro della serie A. Quell’anno giunse anche la prima presenza in nazionale, in occasione di Italia-Lussemburgo valida per le qualificazioni ai Mondiali di Germania. La convocazione arrivò nel giorno del mio compleanno. Meritavamo ampiamente di vincere lo scudetto, sarebbe stato quello della Stella. Purtroppo ci furono episodi che giocarono a nostro sfavore e a vantaggio della Juve che ci soffiò il titolo sul filo di lana”.

Pensa al gol annullato a Chiarugi in Lazio-Milan del 21 aprile ’73?

“Anche ma non solo a quell’episodio. Quel giorno a Roma io ero in tribuna per un infortunio ma ebbi modo di vedere, già a velocità normale, che quel gol era regolarissimo. Lo Bello ne aveva combinata un’altra delle sue a discapito del Milan. Di sicuro, con l’arbitro siracusano non abbiamo mai avuto fortuna. Poi ci fu il nefasto pomeriggio di Verona”.

Cosa accadde quel 20 maggio allo stadio Bentegodi?

“Commettemmo l’errore di considerare già vinta quella partita. Il Verona non aveva più obiettivi. Era già salvo. L’attenzione su quella gara fu molto scarsa da parte nostra, eravamo già certi di essere vincitori ed in uno stadio tutto colorato di rossonero. Prima del match, il presidente scaligero entrò negli spogliatoi con dolci e champagne per festeggiare la loro salvezza e il nostro scudetto. In campo, invece, dopo due ottime occasioni per noi, calò il buio fitto e ci ritrovammo maledettamente sotto senza poter più recuperare”.

Invece la Juventus a Roma?

“Loro vinsero in rimonta, con una rete quasi allo scadere di Cuccureddu al termine di un’azione dove la difesa romanista si aprì come le acque del Mar Rosso”.

Cosa vi disse il Paron negli spogliatoi a fine gara?

“Ci vide con le lacrime agli occhi e ci gridò, in dialetto triestino, di uscire le palle e reagire. Perdemmo un campionato che avevamo in mano, in un pomeriggio in cui gli avversari ad ogni tiro ci facevano gol. Quel titolo lo meritava, più di tutti, proprio il grande Nereo. Con lui ho avuto sempre un ottimo rapporto. Aveva grande fiducia in me. A Vienna, nel novembre ’73, contro il Rapid in Coppa delle Coppe, mi affidò Starek, il giocatore più forte della squadra austriaca. A fine partita mi abbracciò con grande affetto per aver annullato l’avversario. Vincemmo 2-0 e passammo il turno”.

Prima che giocatore, lei è stato un tifoso rossonero?

“La Juve mi aveva opzionato ma io volevo vestire solo la maglia rossonera. Un sogno che si concretizzò quando avevo ventidue anni. Fu il salto di qualità della mia carriera”.

Quali motivi la spinsero a lasciare il Milan proprio alla vigilia della stagione della Stella?

“Trattai il prolungamento del mio contratto con Sandro Vitali. Trovammo l’accordo ma dopo venni a sapere delle cose che mi diedero un enorme fastidio. Mi rivolsi a Rivera, certo di non meritare quel trattamento e il capitano ricucì lo strappo. Ma qualcosa, purtroppo, si era rotto in modo irreparabile. Con Vitali i rapporti peggiorarono nettamente. Un giorno, nella sede di via Turati, ci furono le scintille tra me e lui. Poco dopo, entrai in una trattativa con il Perugia, per uno scambio con Nappi, ma rifiutai e rimasi un altro anno al Milan per poi passare al Catanzaro nell’estate del ‘78. Non ho mai fatto problemi per i soldi. Allora prendevamo un ingaggio basso, poi aumentavamo le entrate con i premi partita e le percentuali sugli incassi. Era un’altra epoca da un punto di vista economico per i calciatori”.

Il derby, ieri come oggi, resta una partita speciale?

“Certamente. Con i giocatori interisti fuori dal campo i rapporti erano buoni, nel rettangolo di gioco tutto cambiava. Vincere la stracittadina garantisce una spinta molto alta in termini di entusiasmo e autostima”.

Un pronostico per la sfida di domenica?

“Gattuso sta facendo un buon lavoro, il Milan può tornare ad alti livelli. Facile pronosticare un gol di Higuain. Da ex difensore, spero segni Romagnoli magari con uno stacco di testa alla Sabadini”.

Sertac

(Nella foto, il gol di Sabadini all’Inter nel derby del 18 marzo 1973. Immagine colorizzata da Roberto Valentino)

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