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Portopalo, questione acqua, interviene Corrado Celeste

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Portopalo, questione acqua, interviene Corrado Celeste
02 ottobre
11:12 2021

Parla il titolare del pozzo di contrada Chiusa Conte che ricostruisce i fatti partendo dal 2015.

La crisi idrica a Portopalo. Nei giorni scorsi, Corrado Celeste, titolare del pozzo di contrada Chiusa Conte, ha dato un contributo significativo, intervistato dal quotidiano La Sicilia, per trovare il bandolo della matassa nell’intricata questione idrica portopalese. Dal pozzo situato nel terreno di Celeste, il Comune portopalese si approvvigiona da tanti anni. “La crisi idrica? Nasce dalle scelte dell’amministrazione a guida  Mirarchi. Nel maggio 2015 il Comune mi chiese di poter usare il mio impianto perchè c’erano problemi con la condotta. Mi fu detto inoltre che tutto si sarebbe risolto in due settimane. Invece il mio impianto venne utilizzato fino a settembre dello stesso anno e alla fine di quel mese mi arrivò la comunicazione del sindaco riguardante la requisizione del terreno. A dicembre 2015 – ricorda Cerleste – venni chiamato dal sindaco Mirarchi per il contratto per l’utilizzo della mia trivella. Contratto stipulato a dicembre ma ignorando il periodo maggio-settembre che non fu tenuto in considerazione e non mi è mai stato pagato”.

Perché la questione acqua scaturisce dall’incapacità dell’amministrazione Mirarchi?

Celeste aggiunge: “I problemi nascono sei anni fa con l’acquisizione della linea vecchia di contrada Stafenna. Una scelta a dir poco scriteriata e che stiamo pagando a carissimo prezzo. Anche un bambino avrebbe capito che Pachino ci stava appioppando qualcosa di fatiscente. Da quel momento cominciano i guai. Da Contrada Stafenna in uscita partivano circa 25 litri ma nella condotta idrica portopalese entravano meno di 6 litri”.

L’esigenza dell’utilizzo della trivella di contrada Chiusa Conte  nacque a sostegno di contrada Stafenna.

“Ai tempi del sindaco Cammisuli, da esami fatti, – ricorda Corrado Celeste – si era stabilito che l’acqua di Chiusa Conte si doveva miscelare con quella di Stafenna. Per quindici anni, fino al 2014, tutto è andato bene. L’acqua che usciva dal mio terreno doveva restare a supporto, come era stato fatto per quindici anni da Cammisuli in poi e non c’erano problemi. L’amministrazione Mirarchi fece diventare primaria la sorgente di Chiusa Conte, rendendola salata. Una scelta assurda. Tutte le trivelle in territorio portopalese, se usate in modo improprio, diventano salate. Come è avvenuto, purtroppo, a causa delle scelte dell’amministrazione Mirarchi. Ai tempi della sua sindacatura, Mirarchi contestava la mia trivella dicendo che da lì usciva acqua salata. Poi, quando venne eletto sindaco, prese l’acqua tirata dalla mia trivella che, come detto, ha utilizzato in modo sbagliato. Errori che hanno creato le condizioni per la crisi di cui oggi stiamo vedendo i risultati. Ecco perchè affermo, senza temere smentite, che il problema acqua nasce con Mirarchi al Comune. Questa è storia”.

Un riferimento anche al presente.

“L’amministrazione Montoneri – precisa Celeste – non doveva fare altro che chiedere ai commissari di Pachino di poter usufruire della condotta nuova pachinese. Ci sarebbe stato solo da girare una valvola, previo accordo tra i due Enti. Non avremmo avuto tre mesi di penuria idrica”.

Perché dettagliare oggi i fatti del 2015?

“Perché ritengo giusto dire ai portopalesi che la crisi idrica non è spuntata dal nulla nell’estate 2021 ma è frutto di scelte sbagliate prese sei anni fa. E non è vero che Portopalo ha sempre avuto problemi di erogazione idrica. Conosco molto bene le dinamiche amministrative dal 1999 al 2014 e, a parte qualche screzio con il comune pachinese, l’acqua a Portopalo non è mai mancata”.

La replica dell’ex sindaco Giuseppe Mirarchi, affidata sempre al quotidiano La Sicilia. 

“Pachino prima doveva pensare alla sua città, Marzamemi compresa, e poi in un secondo momento, quando era possibile, si occupava di Portopalo. Questa storia si trascinava sin dal 1975 quando Portopalo diventa Comune autonomo e l’acqua restava sempre nella disponibilità di Pachino. Per sopperire all’emergenza ci siamo rivolti a un privato, che sin dal 2008 aveva dato in concessione, con regolare contratto il suo pozzo, sia all’Amministrazione Cammisuli, poi Taccone e poi Sai 8. Sulla scorta di questi principi – ha aggiunto Giuseppe Mirarchi – abbiamo deciso di fare ricorso al pozzo di Celeste e prima ancora ci siamo rivolti all’Ufficio igiene dell’Asp che stabilì che l’acqua era potabile e si poteva utilizzare”.

Nessun riferimento, da parte di Mirarchi, alla questione citata a più riprese da parecchie settimane a questa parte dai consiglieri d’opposizione Corrado Lentinello e Rachele Rocca, e già tirata in ballo nell’agosto 2019 sulla carta stampata, circa l’assenza di autorizzazione sanitaria cogente del pozzo Celeste. Resta, dunque, l’interrogativo che circola da tempo: come mai, dal 2015 in avanti,  si è immessa nella condotta pubblica l’acqua di un pozzo, quello di Chiusa Conte, senza autorizzazione sanitaria? Domanda a cui potrebbero dare risposta gli organi preposti.

Redazione GdM

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