Gazzetta del Mediterraneo

Noto, Corrado Bianca va via dal PD, “Non sacrifico la mia libertà sull’altare dell’appartenenza. Lascio con tanta amarezza”

Noto, Corrado Bianca va via dal PD, “Non sacrifico la mia libertà sull’altare dell’appartenenza. Lascio con tanta amarezza”
01 novembre
12:07 2014

Noto – Consigliere comunale per circa dieci anni prima con i Ds poi con il PD, candidato a sindaco alle ultime elezioni con due liste Pd e Sel, assessore nella giunta Bonfanti in quota PD per circa due anni, tra i fondatori del circolo netino del PD, oggi Corrado Bianca ha deciso di lasciare i democratici. Più generali che locali i motivi scritti in una lettera che riportiamo integralmente e che è indirizzata al segretario del circolo netino, Seby Ferlisi, al segretario provinciale, Carmen Castelluccio, e ai consiglieri comunali di Noto, oltre che agli organi di stampa:

“Dopo mesi di riflessioni, di travaglio interiore, di inutile attesa per un cambiamento che non c’è stato, se non in peggio,      mi sono convinto che  il Partito Democratico non  sia più credibile,  perché i suoi rappresentanti ai massimi livelli regionale e nazionale non lo sono. Mi dissocio ufficialmente dallo scempio politico che è sotto gli occhi di tutti. Uno scempio che si manifesta a Roma così come in Sicilia dove si cerca di ammantare di nobili principi quello che invece è semplicemente un osceno consociativismo.

C’è un dato di fatto incontrovertibile: il più grande partito della sinistra italiana ha perduto la propria connotazione. Ricordo che io, e con me tanti altri,  abbiamo fatto le campagne elettorali credendo e parlando alle persone  del bene comune, parlando di un PD di governo a tutela dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati, delle fasce deboli, del rispetto delle prerogative del parlamento, della magistratura. Oggi di tutto ciò, in Sicilia come in Italia non  è rimasto nessun segno. Il Pd che doveva essere un  partito nuovo e  non un nuovo partito ha tradito tutto questo. Del partito   che avrebbe dovuto rappresentare il vero cambiamento morale e civile, oltre che politico, del paese, si è persa anche la più larvata connotazione.

 Da partito progressista è   diventato, con una impressionante accelerazione negli ultimi mesi, un partito  conservatore, dove chi la pensa diversamente viene emarginato e sbeffeggiato mentre al contrario   si spalancano le  porte  a tutti coloro che, indistintamente dalla propria storia politica e culturale, hanno quel consenso elettorale necessario e funzionale ad  accrescere il potere del Segretario-Premier.

 La stessa identica cosa  sta avvenendo in Sicilia dove truppe cammellate di deputati ed ex deputati regionali, ex sindaci, ex assessori, ex tutto,   dalla storia politica  distante anni luce  dalla tradizione della sinistra democratica vengono cooptati nei gruppi dirigenti del PD purchè ossequianti di Renzi, del suo luogotenete siciliano, di Crocetta.

Situazioni mortificanti che sviliscono chi per anni ha militato e si è speso,  coerentemente, in virtù dell’appartenenza, non ad un totem o a un simbolo, ma a  principi e valori che storicamente  hanno marcato la differenza  con quelle forze politiche  e  quegli uomini portatori di interessi, ancorchè legittimi, ma assolutamente alternativi ai valori della sinistra riformista e democratica. Oggi proprio questi   sono diventati gli interlocutori privilegiati del PD al nazareno come alla leopolda, in parlamento come all’assemblea regionale.   Vedere a Roma il segretario del maggior partito del centro sinistra che   amoreggia con la grande finanza, con confindustria, con i Marchionne, che attua nelle aziende di Stato il peggior  Spoil System mai messo in pratica negli ultimi anni è veramente avvilente.

Vedere a Palermo il Presidente Crocetta e il Senatore Lumia, tutti e due campioni dell’antimafia di sciasciana memoria, organizzare, col solo obiettivo di mantenere posizioni di potere, la transumanza  di esponenti politici, storicamente di centrodestra, nel PD è umiliante. Vedere il capo del governo prendersi gioco e   sbeffeggiare i rappresentanti di intere categorie di lavoratori,   deridere e insolentire  i dirigenti del più grande sindacato italiano,  imporre con atto d’imperio, con il ricorso alla fiducia,  decisioni mortificanti per i diritti dei lavoratori è insopportabile.

Assistere, con la complicità del PD, in Sicilia al massacro di  migliaia di lavoratori e delle loro  famiglie ad opera di quel presidente che non doveva fare macelleria sociale e che al contrario ha  cominciato a demonizzare intere categorie di lavoratori, in un crescendo incessante, è deprimente. Un presidente che si è contraddistinto fino a pochi giorni fa solo per  la frequenza  costante di talk show,  come la peggior Vanna Marchi, a urlare e blaterare,  criminalizzando   migliaia di lavoratori, la stragrande maggioranza dei quali, precari da decenni,  che se una responsabilità ci portiamo addosso è quella di aver cercato così come altre centinaia di migliaia  di lavoratori in questa martoriata terra di Sicilia, un lavoro che consentisse loro un’esistenza dignitosa. Un presidente che  imperterrito tutti i giorni   ci ha fatto sentire come gli unici responsabili di tutti i mali, di tutte le ruberie, di tutte le distorsioni, di tutte le nefandezze, di tutte le commistioni tra affari e politica che da decenni imperversano nella nostra regione.

Il tutto aggravato dalla sua presunzione di essere unico depositario di tutte le verità, di arrogarsi il diritto di stilare le liste di proscrizione, di avere la capacità taumaturgica di discernere  i buoni dai cattivi. Insomma la dimostrazione concreta di aver perso, se mai le ha   avute, le principali doti di un uomo con cultura democratica e di sinistra: l’umiltà e la disponibilità al confronto. Ricordo una sera alla fine del mese di Maggio del 2013,  mentre era in campagna elettorale a Siracusa per le elezioni amministrative, dopo averlo atteso per ore, visto che una sua ex assessora ci aveva garantito che  avrebbe ricevuto una piccola delegazione della Formazione Professionale,  ci ha  incontrati alle due di notte con un’insopportabile aria di arroganza, di sufficienza e trattandoci come i Cafoni di Fontamara.

Con la complicità del PD, o comunque col silente assenso,   ha tenuto per due anni  assessore alla Formazione una sorta di maestrina, senza offesa  per chi svolge con dignità e  umiltà questo importantissimo lavoro, saccente e spocchiosa,     assolutamente ignorante, a prova di smentita e confronto pubblico, della materia di cui si sarebbe dovuta occupare, che dichiarava di essere angosciata e di non dormire per le responsabilità che si sentiva addosso, e che sarebbe il caso invece  provasse ad immaginare come si dorma senza percepire la dovuta retribuzione da dodici, quindici mesi, se non addirittura due anni e con la famiglia da mantenere.

Questo non è il partito nel quale ho creduto.

 Un partito, il cui segretario premier organizza degli appuntamenti di rilievo nazionale senza che vi sia, quasi se ne vergognasse,  uno straccio di simbolo  dello stesso partito.

Un partito in cui le decisioni vengono assunte in assenza del minimo confronto, con una metodologia degna del peggior centralismo democratico, dove i parlamentari, tranne pochissime eccezioni, sono stati trasformati in  meri numeri obbedienti  delle decisioni del capo.

Un partito, in cui gli iscritti   contano men che  nulla e che, nell’idea bizzarra dell’attuale dirigenza, dovrebbe essere una sorta di contenitore dove sta dentro tutto e il contrario di tutto.

Un partito senza identità, o meglio che si caratterizza sempre di più per scelte di politica economica e sociale tipiche della peggior destra berlusconiana.

Un partito che ha resuscitato politicamente il responsabile del degrado sociale e culturale degli ultimi vent’ anni di questo paese e con il quale si è instaurato un confronto costante e quotidiano attraverso  personaggi  irricevibili come Verdini.

Un partito che si è ridotto a questo che partito è? Sicuramente non è il partito in cui ho creduto e che ho contribuito a costruire sin dalla nascita. Cosa ha a che vedere questo partito con quello nato al Lingotto? E’ questo il partito fluido? Più che fluido mi sembra essere diventato  un partito gassoso dove l’odore acre, assai sgradevole e spesso mortale del gas concorre a mietere vittime giorno dopo giorno tra le fasce più deboli e indifese del nostro paese.

Non rinnego nulla dei tanti anni di impegno politico, delle tante scelte spesso sofferte, a volte giuste, a volte col senno del poi errate, ma sempre fatte nell’interesse generale e mai in modo fazioso o di parte,  delle tante rinunce ma anche delle tante soddisfazioni. Ringrazio tutti coloro i quali in questi anni mi sono stati vicini ma anche  chi mi ha aspramente criticato   sempre in modo assolutamente rispettoso in ossequio alla naturale dialettica democratica. Un grazie particolare va ai gruppi dirigenti che si sono succeduti, al segretario di oggi e a quello di ieri,  ai consiglieri comunali,  ma sarà che io   non capisco, sarà che sono granitico nelle mie convinzioni, sarà che sono rimasto ancorato a principi e valori oramai superati, sarà quello che volete,  ma io in questo partito non riesco più a credere.

Ho deciso in modo assolutamente autonomo e in splendida solitudine ma con la coerenza   che mi ha sempre guidato nella vita.

Ho deciso   con   convinzione e con la consapevolezza   che   la mia libertà di pensiero non potrà mai essere sacrificata sull’altare di nessuna appartenenza. Preferisco, piuttosto, non appartenere. Vi auguro cari compagni, se  questo termine si può ancora usare, buon lavoro e tutto il bene possibile. Ma io non ci sarò.

Con tanta amarezza

Corrado Bianca

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