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Portopalo, il “cunto” di Pastorin sul Mundial ’82 e il “dilemma gaberiano” di Mazzei

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Portopalo, il “cunto” di Pastorin sul Mundial ’82 e il “dilemma gaberiano” di Mazzei
20 agosto
12:16 2022

Serata inaugurale “amarcord” della XVII edizione del Premio più a sud di Tunisi.

E’ cominciata ieri a Portopalo, all’Antico Cortile “Sotto il Ponte”, la XVII edizione del Premio Nazionale più a sud di Tunisi. Un avvio all’insegna del ricordo del Mundial di Spagna ’82 attraverso “il cunto” di Darwin Pastorin, giornalista e narratore di classe eccelsa e dalla tempra umana tipica delle persone di grandissimo valore, sollecitato dalle domande del giornalista Sergio Taccone che ha esordito affermando che “Darwin sta al giornalismo e alla letteratura legata al calcio come Ingmar Bergman sta al cinema d’autore”. Pastorin ha aperto il suo scrigno di ricordi. Di quando, nel 1982, allora ventiseienne, inviato dal direttore di Tuttosport, Pier Cesare Baretti, al Mondiale spagnolo, seguì il Brasile di Tele Santana a Siviglia. “Da giovane cronista del Guerin Sportivo, nella seconda metà degli anni 70, una mia intervista a Bearzot aveva sancito la pace tra il Guerin e il Vecio. Fu Italo Cucci ad affidarmi quel compito difficile e il Vecio fu umanamente strepitoso”. E poi Pablito Rossi, brutto anattroccolo a Vigo, bomber infallibile dal 5 luglio ’82. “Della partita del Sarrià se ne parlerà sempre, tante microstorie a formare il capolavoro dell’Italia che eliminò i favoriti del Mundial, volando verso il titolo, conquistato nella notte del Bernabeu, l’11 luglio”.

Un filmato, realizzato dal videomaker portopalese Dino Oliva, ha riproposto in pochi minuti l’epopea di quell’edizione del Campionato del Mondo, “il posto delle fragole” per tanti appassionati di futbol. “Ripensando a Paolo, alla sua signorilità, alla sua educazione, alla capacità di dispensare sorrisi sinceri anche nei momenti più difficili, – ha aggiunto Pastorin – non può non calare un velo di tristezza. Quando appresi dalla radio la notizia della sua morte, piansi come un bambino”.

Il giornalista italo-brasiliano, che ha intonato a cappella il samba dei tifosi brasiliani al Mundial spagnolo, ha avuto parole di grandissimo affetto verso Portopalo che lo accoglie per la quarta volta in otto anni. “Portopalo è uno dei luoghi cari al mio cuore. – ha affermato Pastorin – Tra quel mare e quella bellezza, ogni volta ritrovo amicizia, solidarietà, cultura, ascolto storie antiche di marinai, di uomini senza più terra e senza più passato salvati da mani forti e generose, di quando il corsaro Pasolini si consolò in quella luce chiara”. Un tratto di mare, quello che Pasolini percorse nel 1959, che Pastorin ha attraversato nel 2018 ricordando Osvaldo Soriano che “da lassù, in quel cielo azzurro color nostalgia, un gatto in braccio, sorride e ci invita a non smettere mai di essere bracconieri di tipi e personaggi. Portopalo rinnova, sempre, con il suo abbraccio, il miracolo”, ha sottolineato Pastorin tra gli applausi di un pubblico attento che ha seguito i suoi racconti in religioso silenzio. La sua missiva a Bearzot (Lettera a Bearzot, Compagnia editoriale Aliberti), scritta in modo sublime e inviata idealmente al commissario tecnico dell’Italia che si laureò campione del mondo nella magica estate di quattro decenni fa, è un gioiello da non perdere.

Eduardo Galeano ha affermato: “Per essere devoto delle belle lettere e del bel calcio, leggo le cronache di Pastorin come chi ascolta messa”. Paolo Rossi definì l’amico Darwin “un uomo di sostanza, capace di ridere come di piangere. Di essere al centro del palcoscenico ma anche di ritirarsi dietro le quinte. Ce ne fossero oggi di giornalisti come te”. Pablito aveva ragione.

Nella seconda parte della serata inaugurale del Premio, il cantautore Ugo Mazzei ha deliziato la platea con “Il dilemma”, una conversazione su Giorgio Gaber. Il teatro-canzone del signor G, impreziosito da alcune perle del repertorio gaberiano (Non insegnate  ai bambini, La famiglia, Che bella gente, Barbera e Champagne, Ritratto dello zio), eseguite alla chitarra acustica da Mazzei, con un omaggio finale a Fabrizio De Andrè (Creuza de ma). Ugo Mazzei, che vanta un’esperienza musicale trentennale, ha confermato, ancora una volta, di saper maneggiare questa materia con classe, cura, competenza e consapevolezza. Un momento cantautorale a compendio di una serata straordinaria che ha ribadito l’altissimo livello raggiunto dal Premio più a sud di Tunisi che anche quest’anno vanta il supporto istituzionale dell’Assessorato Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo e del Comune di Portopalo.

Redazione Gazzetta del Mediterraneo  

 

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