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Portopalo e le splendide parole che gli dedicò Mario Soldati

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Portopalo e le splendide parole che gli dedicò Mario Soldati
07 giugno
19:48 2020

Nel 1968, lo scrittore arrivò a Portopalo, estremità Sudest della Sicilia, rimanendo estasiato dalla bellezza del posto.

Mario Soldati e Portopalo: amore a prima vista. Nel 1968, nel corso del suo viaggio alla scoperta dei vini genuini, riportato sulla pubblicazione “Vino al Vino”, il celebre scrittore torinese, alla vista dello specchio di mare di Capo Passero, esclamò: “Per arrivarci, abbiamo attraversato chilometri e chilometri di vigneti: e qui è la tonnara. Non vi accennerei neanche, se non fosse uno dei luoghi più meravigliosi che ho visto, in tutto il mondo, America e Africa comprese”. Scrittore, giornalista,  saggista, regista, sceneggiatore e autore, classe 1906, Soldati esordì nel 1925 pubblicando il dramma teatrale “Pilato”. Il suo primo libro fu la raccolta di racconti “Salmace”. Un autore che ha contribuito a far conoscere l’Italia agli italiani. Nei luoghi del Po ha ambientato I Racconti del Maresciallo, pubblicati nel ‘68. Nella provincia di Ferrara diresse nel 1954 La donna del fiume con Sophia Loren. Il suo ultimo film, Policarpo, ufficiale di scrittura, con Renato Rascel e Carla Gravina, vinse al Festival di Cannes del 1959 il premio per la “migliore commedia”.

Soldati, che vinse il Premio Campiello nel 1970 con il bestseller L’attore, è stato definito “interprete dell’identità italiana che ha attraversato il Novecento con un’opera che per prima ha fatto dialogare la scrittura con il cinema e gli altri media”. Gli appassionati di calcio ricordano Soldati nell’insolita veste di corrispondente sportivo al Campionato mondiale di calcio del 1982, vinto dall’Italia in Spagna. A 76 anni, Soldati scrisse un diario, dal 6 giugno all’11 luglio 1982, conclusosi nel migliori dei modi, con l’Italia campione del mondo (Ah!, il Mundial!, ripubblicato nel 2008 dalla Sellerio, all’interno della collana “La memoria”, con una nota introduttiva di Massimo Raffaeli).

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Morì a Tellaro, in provincia di La Spezia, nel 1999. Natalia Ginzburg lo ha definito, fra gli autori del Novecento italiano, “l’unico che abbia amato esprimere, costantemente e sempre, la gioia di vivere. Non il piacere di vivere, ma la gioia; il piacere di vivere è quello del turista che visita i luoghi del mondo assaporandone le piacevolezze e le offerte ma trascurandone o rifuggendone gli aspetti vili, o malati, o crudeli; la gioia di vivere non rifugge nulla e nessuno: contempla l’universo e lo esplora in ogni sua miseria e lo assolve”. Pier Paolo Pasolini ebbe per Soldati parole di grande stima: “l’assoluta leggerezza della scrittura di Soldati significa fraternità. Il suo rapporto col lettore non è autoritario ma mitemente fraterno”. Il rapporto di Soldati con la Sicilia è stato più risolto di quello viscerale con Roma. Più di una volta, lo scrittore dichiarò che gli intellettuali immigrati che egli sentiva più vicini nella capitale c’erano i suoi amici Patti e Brancati.

Il suo sguardo sulla Sicilia era mitigato dalla sua curiosità. I suoi viaggi siciliani li ha affrontati come un viaggiatore incantato, consapevole dei propri limiti. Sciascia definì Soldati “uno dei migliori narratori italiani del secolo”. Una stima reciproca come testimonia la recensione entusiastica al “Giorno della civetta” che Soldati pubblicò sul “Giorno”. Il tour del ’68 alla “ricerca di vini genuini” lo portò nelle province di Catania, Siracusa, Ragusa e Palermo. Per Soldati, il vino era qualcosa che assomigliava a un essere umano e vivente: effimero, ineffabile e misterioso. Definì Siracusa città meravigliosa, fatta di “sole, di aria, di mare e di Grecia antica”. Di Noto lo colpì la sorprendente fantasia urbanistica. A Portopalo visitò una cantina che esportava mosti provenienti da Modica, Ispica, Rosolini, Noto e Pachino.  Ci piace immaginare Mario Soldati davanti alla bellezza cristallina del mare di Portopalo (nella foto), tra la Tonnara dei Bruno di Belmonte e l’Isola di Capo Passero …

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