Gazzetta del Mediterraneo

Portopalo, il naufragio della verità: l’impegno della Procura della Repubblica di Siracusa – INCHIESTA GAZZETTA – SECONDA PARTE di Sergio Taccone

Portopalo, il naufragio della verità: l’impegno della Procura della Repubblica di Siracusa – INCHIESTA GAZZETTA – SECONDA PARTE di Sergio Taccone
25 febbraio
18:45 2017

Portopalo. Ripercorriamo la triste vicenda legata alla sciaugura del naufragio del Natale 1996. Lo fa per noi il giornalista Sergio Taccone. Unico scopo è quello di ristabilire la verità.

PORTOPALO. La seconda parte dell’inchiesta di Gazzetta del Mediterraneo a firma del giornalista Sergio Taccone sulla tragica vicenda del naufragio del Natale 1996. Ripercorriamo in questa seconda puntata le fasi salienti con il lavoro svolto dalla Procura della Repubblica di Siracusa. Siamo a metà dell’operazione verità indetta dal nostro giornale dopo la messa in onda della ficition ‘I Fantasmi di Portopalo’ che a tratti ha mistificato la realtà. Dopo questa’ puntata’ ce ne saranno altre due da non perdere.  Alla fine dell’articolo il link per rileggere prima parte e intro.

IL GRANDE IMPEGNO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI SIRACUSADI SERGIO TACCONE

Tra aprile e maggio del ’97, la Procura della Repubblica di Siracusa aprì l’indagine sul tragico naufragio del Natale ‘96, chiedendo ed ottenendo il rinvio a giudizio del comandante della Yiohan, Youssef El Hallal, e di alcuni membri del suo equipaggio.

Aprile-Maggio 1997. La scoperta di alcune scritte sulla motonave Yiohan conferma l’utilizzo della nave per il trasporto di immigrati. Si raccolgono le testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti dei naufraghi, in Europa e nei Paesi d’origine. Dopo il ritrovamento di un cadavere a largo di Augusta (Siracusa), “compatibile” con la tragedia di Natale, la Procura della Repubblica di Siracusa apre l’inchiesta su un naufragio di vaste dimensioni che potrebbe essersi verificato nelle acque territoriali italiane. La Procura siracusana chiederà (ed otterrà) il rinvio a giudizio per il capitano Youssef El Hallal e dodici membri dell’equipaggio della Yiohan per omicidio colposo plurimo aggravato. La conclusione delle indagini, effettuate dalla Questura di Siracusa, fu accolta dal GIP del Tribunale nel 1998 con l’emissione d’ordinanza di custodia cautela nei confronti di tutti i membri dell’equipaggio, compreso il comandante ritenuto responsabile del reato di associazione a delinquere, naufragio, omicidio colposo plurimo. El Hallal fu individuato in territorio francese e fu estradato e consegnato alle autorità italiane.

Giugno 2001. Viene trovato un relitto a largo di Capo Passero, in seguito ad un’inchiesta giornalistica del quotidiano La Repubblica su indicazioni del pescatore portopalese Salvo Lupo (assessore municipale a Portopalo tra il 1996 e il ’98). Il relitto, filmato con l’ausilio di un Rov, viene localizzato a 19 miglia e a 108 metri di profondità. Per Repubblica è il relitto del ferry boat maltese affondato nel naufragio del Natale ‘96. Pochi giorni dopo, la Procura di Siracusa tenta un sopralluogo con un mezzo in dotazione all’Arma dei Carabinieri (Pluto). Le avverse condizioni meteo-marine rendono impossibile questa operazione.

Luglio 2002. In seguito al ritrovamento del relitto, si blocca il processo a carico dei tredici marittimi della Yiohan, basato sull’ipotesi che il naufragio fosse avvenuto in acque territoriali italiane. Il Procuratore Capo della Repubblica di Siracusa, Roberto Campisi, chiede allora che il capo d’imputazione a carico del libanese Youssef el Hallal e degli altri imputati venga modificato in omicidio plurimo volontario. Nel dicembre 2002, il ministro italiano di Grazia e Giustizia, Roberto Castelli, concede l’autorizzazione a procedere contro el Hallal e il pakistano Sheik Amhed Thurab, detto ‹‹Mister Tony››, considerato il basista dell’operazione sfociata nel naufragio del Natale ‘96. L’autorizzazione del Guardasigilli si era resa necessaria per consentire l’avanzamento dell’iter processuale dato che il naufragio era avvenuto in acque internazionali. L’avvocato siracusano Paolo Ezechia Reale, sul Manifesto del 22/10/2003, affermò che ‹‹il nostro codice consente l’intervento giuridico in casi in cui fatti gravi, pur avvenuti in ambiti extraterritoriali, abbiano determinato un trauma alla coscienza del popolo italiano… Succede molto raramente ma in questo caso è stato lo stesso ministero ad autorizzare il procedimento››.

Maggio-luglio 2003. La Procura della Repubblica di Siracusa chiede per gli imputati il rinvio a giudizio, concesso dal Gup del Tribunale di Siracusa, per il capitano libanese El Hallal ed il pakistano Thurab. Il processo ha inizio a Siracusa, in Corte d’Assise, il 21 ottobre 2003. Nello stesso mese c’è un mandato d’arresto per il capitano El Hallal. Il libanese viene arrestato in Francia dall’Interpool. La cattura è avvenuta in collaborazione con la polizia di Siracusa. L’uomo, ricercato per omicidio volontario aggravato, in esecuzione di un ordine di cattura internazionale, è stato arrestato in un sobborgo di Parigi in applicazione dell’art. 95 della Convenzione di Schengen.

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Dicembre 2003. Il Tribunale francese di Blois non concede l’estradizione del comandante della nave ‹‹Yioahn››, richiesta dall’Italia.
‹‹La decisione del Tribunale di Blois di non concedere l’estradizione del comandante della motonave Yioahn, Youssef el Hallal, 45 anni, non scalfisce in alcun modo né il lavoro investigativo effettuato dai magistrati della Procura della Repubblica di Siracusa né l’ipotesi delittuosa contestata a titolo di omicidio volontario come dolo eventuale. È questo, in estrema sintesi, il parere del capo della Procura, Roberto Campisi, titolare dell’inchiesta assieme al sostituto procuratore Paola Vallario››. (Rif. La Sicilia, 30.12.2003) . ‹‹L’avvocato Francesco Comi (difensore di El Hallal, nda) ha sostenuto che la giurisdizione non spetta alla Corte d’Assise di Siracusa perché i reati sono stati commessi a 19 miglia dalla costa di Portopalo, quindi a molta distanza dalle acque territoriali. In ogni caso, ammesso e non concesso che debba essere l’Italia a giudicare il comandante della Yioahn, la competenza dovrebbe spettare o ai giudici di Reggio Calabria, nel cui porto la motonave attraccò nel febbraio 1997 e nelle cui stive furono rilevate le prime tracce sul naufragio della vigilia di Natale 1996 o ai giudici di Sanremo, nel cui carcere fu rinchiuso il mio cliente dopo l’estradizione disposta dalla giustizia francese››. (La Sicilia – 12.2.2004)

Dicembre 2005 Una sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che Youssef El Hallal dovrà essere processato. Èstato respinto il ricorso del difensore del comandante libanese della nave ‹‹Yioahn››. La Suprema Corte ha ribadito la linea della Corte d’Appello di Catania. In precedenza la Corte d’Assise di Siracusa aveva deciso di estromettere l’imputato dal processo per difetto di procedibilità della giurisdizione italiana (sulla base del ritrovamento, ad opera di Repubblica, del relitto a 19 miglia a largo di Capo Passero).

Maggio 2007 La Corte d’Assise di Siracusa assolve, per non aver commesso il fatto, Sheik Amhed Thourab. E’ l’epilogo del processo di primo grado per il naufragio del Natale ’96. I legali dei parenti delle vittime hanno annunciato ricorso in appello. Prosegue invece, alla Corte d’Assise d’appello di Catania, il processo a carico del comandante della Yiohan, il libanese El Hallal. L’inizio del processo d’appello, a Catania, viene fissato per il 24 giugno 2008.

DI SERGIO TACCONE – FINE SECONDA PARTE

QUI IL LINK PER LEGGERE LA PRIMA PARTE

QUI IL LINK PER LEGGERE L’INTRODUZIONE

Sergio Taccone  Giornalista e scrittore, autore del libro “Dossier Portopalo, il naufragio della verità” (Ginevra Bentivoglio EditoriA, Roma, 2008), vincitore nel 2009 del Premio Internazionale di Giornalismo “Maria Grazia Cutuli”, promosso dal Corriere della Sera con l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica Italiana, “per aver contribuito a ricostruire la tragedia del mare del Natale 1996, in cui persero la vita 300 migranti al largo delle coste dell’isola” (Ansa, 27/10/2009)

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