Gazzetta del Mediterraneo

Portopalo, il naufragio fantasma che fantasma mai è stato – AL VIA L’INCHIESTA DI GAZZETTA

Portopalo, il naufragio fantasma che fantasma mai è stato – AL VIA L’INCHIESTA DI GAZZETTA
22 febbraio
22:45 2017

Da domani sulle nostre colonne la prima parte dell’inchiesta relativa al drammatico naufragio del Natale 1996. Un resoconto verità in 4 puntate firmato Sergio Taccone

PORTOPALO. DI TURI MONCADA. Mi trovo in pizzeria, do le spalle al televisore acceso, è sintonizzato su Rai Uno. “Unn’ha firmari?” sento questa frase, parla un attore.  “Dove devo firmare?”. Essendo siciliano  capisco subito che si tratta di una inflessione dialettale più consona alla parte occidentale dell’isola che a quella orientale.   Sempre dando le spalle alla Tv,  mi rivolgo al pizzaiolo. E’  intento ad armeggiare con la pasta ma gli occhi sono fissi al televisore sopra la mia spalla. “Cos’è  La Piovra? – gli chiedo – Quello che parla deve essere Tony Sperandeo visto l’accento”  Lui mi guarda contraendo le labbra in una smorfia tra lo stupito e l’incredulo: “No! Sono i fantasmi di Portopalo!”.

Mi dicono che l’attore protagonista sia siciliano. Non lo conosco. Pare che il fratello, tempo fa, abbia fatto fortuna nelle piazze.  Mi dicono tra l’altro che sia originario della provincia di Siracusa. Addirittura! Allora dovrebbe sapere che  “Unn’ha firmari?” non è un”inflessione dialettale locale.  Incuriosito, finisce che il film lo guardo. E capisco che, tra preti reticenti, gente omertosa, cime delle barche tagliate e minacce a gogo, anche quell’inflessione dialettale fa brodo, è la classica  ‘cantilena’  da film di mafia. Serve a rafforzare un’idea: quella di  dare l’impressione che si stia raccontando una storia ambientata in una comunità  più idealmente contigua alla Montelepre di Turi Giuliano  che ad un paesello di pescatori sprovveduti.

Ma è tutto vero o no? “Le cose raccontate nel nostro film sono in gran parte vere, diciamo che di inventato c’è solo il ritrovamento di Fortunato, tutto il resto è di pura ispirazione al libro. Ovviamente l’ispirazione ti concede qualche libertà nel racconto, nel rispetto dei fatti realmente accaduti. Non siamo saliti su una cattedra a dire la verità assoluta… però verità è isomma!”. E no caro mio. Si fa confusione. E quell’ Insomma che non ritorna. Ci sta, per esempio, l’interpretazione liberamente tratta da  Cent’anni di Solitudine di Gabriel Garcia Marquez, tanto per citarne uno. Un romanzo di realismo magico, inventato.  Pare inusuale ‘liberamente ispirarsi’ ad un fatto di cronaca, preciso e definito sia nello spazio quanto  nel tempo. Con tanto di interviste, Porta a Porta, L’arena, giurando che tutto è  vero e reale per  poi inserire scene inventate al limite della diffamazione collettiva, facendosi scudo con la libera ispirazione.   Quel film rischia di trasformarsi da ficition in verità, di diventare lui stesso  cronaca, di trasformare le bugie, inventate  per necessità scenica, in verità sacrosante.  E’ quello che sta già  accandendo in questi giorni.

Veramente poco edificante assistere a scene di bambini a scuola in atteggiamenti quasi  omertosi, al punto da non rispondere ad una insegnante. Come del resto brutto vedere nella finzione scenica  adolescenti portopalesi, senza scrupoli, pronti a cacciare da una festa in allestimento un profugo ripescato dal mare, quel Fortunato che per bocca dello stesso protagonista non è mai esistito e conseguentemente nella realtà non è mai accaduto nulla di simile. Clamorose bugie insomma, che  rischiano però di diventare  verità nell’immaginario collettivo.  Lo speronamento della vespa, le cime della barca tagliate, la ritrosia della preside, le minacce in stile mafioso, quella specie di sequestro di persona, l’omertà di grandi e piccoli: cose accadute realmente  o che fanno parte del ‘liberamente ispirato? Qualcuno dovrebbe chiarire visto che in giro per l’Italia i portopalesi  sono entrati nell’immaginario colletivo come gente  in grado di arrivare a tanto,  senza scrupoli.  Basta leggere i commenti su Facebook.

E allora mi viene il dubbio. Anzi mi assilla il dubbio. Ma non è che si tratta di un’operazione  di speculazione con l’unico obbiettivo di vendere un prodotto, rendendolo appetibile al grande  pubblico pure  a costo di infangare una intera città? Magari creando  un humus favorevole. Di quelli che attirano, che indignano, che  fanno audience. Un substrato forzato  di omertà, minacce, gente brutta e sporca, condito con una cantilena da film di mafia, che induce all’indignazione pilotata dove anche i più piccoli assumo atteggiamenti omertosi, attirare così  pubblico e critica. E se fossimo  dinnanzi ad  una grande, colossale, immensa montatura? Fatta di mezze verità, di cose dette in parte e di altre completamente taciute?  Unn’ha firmari?

“Vorrei capire il perché di tutto questo clamore su una tragedia sulla quale stiamo indagando da quattro anni e che non è mai stata nascosta”. Parole pronunciate nel 2001 dall’allora Procuratore Capo della Repubblica di Siracusa, il dottor Roberto Campisi. La Procura di Siracusa già dai primi mesi del 1997 sapeva e indagava.  Il 31 dicembre 1996 c’è il primo dispaccio della Capitaneria di Porto di Catania sul naufragio inviato a tutte le capitanerie della Sicilia Orientale. Il 5 gennaio c’è un lancio dell’agenzia Reuters. Livio Quagliata de Il Manifesto pubblica una serie di articoli. La notizia viene attenzionata  da The Observer in Gran Bretagna e dal giornale greco Ethnos. Della vicenda si occupa pure Telecolor con un servizio del giornalista siracusano Massimo Leotta, tutto questo nei primi giorni del gennaio 1997. Altro che tessera tirata fuori  nel 2001!  Insomma  Il naufragio del Natale 1996 non è mai stato fantasma! Con buona pace di chi sostiene il contrario…Al massimo c’è una Ficition che è al limite della diffamazione collettiva.   Unn’ha firmari?

Di questo e altro parleremo nell’inchiesta di  Gazzetta del Mediterraneo.  La verità con carte alla mano. E lo facciamo pubblicando un resoconto in 4 puntate del collega  Sergio Taccone autore del libro  “Dossier Portopalo, il naufragio della verità” (Ginevra Bentivoglio EditoriA, Roma, 2008), vincitore nel 2009 del Premio Internazionale di Giornalismo “Maria Grazia Cutuli”, promosso dal Corriere della Sera con l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica Italiana, “per aver contribuito a ricostruire la tragedia del mare del Natale 1996, in cui persero la vita 300 migranti al largo delle coste dell’isola” (Ansa, 27/10/2009). Il libro “Dossier Portopalo” ha ispirato anche il documentario “Il viaggio di Adamo”, regia di Guido M. Coscino e Giuliano La Franca, realizzato nel 2009.

La nostra è un’inchiesta  in 4 puntate:  1Il naufragio del Natale ’96 non è mai stato “fantasma” 2. Il grande impegno della Procura della Repubblica di Siracusa 3. I misteri sul relitto filmato da Repubblica nel giugno 2001 4. Il pescatore eroe, la tessera, il suo peschereccio e il parroco. Al termine del ciclo l’inchiesta completa disponibile in Pdf.

Appuntamento per domani! …Unn’ha firmari?

TURI MONCADA direttore Gazzetta del Mediterraneo

Qui il link della prima parte dell’inchiesta di Sergio Taccone

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